Basilica minore di Santa Maria in Randazzo: le due epigrafi commemorative

Sulle origini della Basilica minore di Santa Maria non si hanno notizie certe.
La leggenda narra che la prima chiesetta, in legno, fu costruita intorno all’XI secolo, a seguito del rinvenimento sul pilastro di una grotta di un affresco della Madonna: di cui il nome Madonna del Pileri.

Basilica minore di Santa Maria, affresco Madonna del Pileri, ignoto.

Randazzo, Basilica minore di Santa Maria, affresco Madonna del Pileri, ignoto.

Questa primitiva costruzione fu in seguito sostituita da un’altra chiesa in muratura ad una sola navata, più grande rispetto alla prima, presumibilmente in stile romanico.
La chiesa, così come si presenta allo stato attuale, venne edificata dal 1214 al 1239.

Randazzo, Basilica minore di Santa Maria

Randazzo, Basilica minore di Santa Maria

Gli unici documenti che ci informano della realizzazione della stessa, restano due epigrafi incise su due lapidi in pietra lavica, murate – una sovrastante l’altra – sulla parete esterna della chiesa, sotto la seconda arcata di un locale sotto l’attuale sacrestia, ad un’altezza dal piano di calpestio di cm 254.

   

Non è noto se questa fosse l’esatta ubicazione delle due lapidi fin dall’inizio. Dall’esame visivo del muro, dove esse si trovano murate, si deduce che, molto probabilmente, furono rimosse in occasione del rifacimento di parte del muro e alla fine dei lavori riaffisse, come si evince dal cemento usato per eseguire entrambi i lavori.

Dall’esame autoptico delle due epigrafi risulta che le stesse sono incise su due lapidi di pietra lavica di forma parallelepipeda pressoché uguali, esse misurano rispettivamente: larghezza cm 66, altezza cm 51 la prima e cm 44,5 l’altra, spessore superiore cm 4,7 inferiore cm 3,5 mentre le facce laterali cm 7.
Le due epigrafi sono state incise sulla pietra in tempi e da lapicidi diversi.
Su entrambe le lapidi sono presenti dei residui di un composto utilizzato dall’Orsi, ricercatore ed archeologo, per realizzare un calco delle iscrizioni, oggi andato perduto.

La prima iscrizione

Basilica minore di Santa Maria, iscrizione commemorativa (1239)

Basilica minore di Santa Maria, iscrizione commemorativa (1239)

Rilievo prima iscrizione (Angela Militi)

Rilievo prima iscrizione (Angela Militi)

Trascrizione[1]

((crux)) A(nno) D(omini) M(illesimo) (ducentesimo) / XXXVIIII ac / tum e(st) h(oc)
op(us)

Traduzione

Nell’anno del Signore 1239 è stato terminato questo lavoro.

Scrittura

L’epigrafe è integra ed è disposta su tre righe orizzontali.
Sono presenti le linee guida (le rettrici sono visibili) ad una distanza di cm 12-10-10; l’altezza delle lettere varia dai cm 6,5 ai cm 8,5 ca.
Il testo è eseguito in gotica epigrafica con elementi di capitale romanica (in particolare le lettere A, T e U/V)

ed è impaginato con qualche incertezza nello specchio di corredo (in particolare si osservi la 3° riga con le lettere distanti dalle rettrici).

Di rilievo la diversa forma della lettera A della prima riga con quella della seconda riga incisa con traversa spezzata rivolta verso il basso e tratto aggiunto al vertice superiore prolungato in entrambe le direzioni.

Nessi e giochi di lettera risultano assenti. Il repertorio abbreviativo comprende: l’abbreviazione per lettere sovrapposte: AO (anno), DI (domini), MO e le due CO della datatio;

il titulus[2] è impiegato per indicare l’abbreviazione est;

la virgula, poco visibile, viene usata per indicare la terminazione –us in op(us), ma anche per abbreviare h(oc).

L’iscrizione si apre con un segno di croce a bracci potenziati, il signum crucis che esprime l’invocazione In nomine domini dei oppure In nomine sanctae et individuae trinitati [3]; alcune parole sono separate da distinguenti in forma di punto.

La seconda iscrizione

Basilica minore di Santa Maria, iscrizione commemorativa (1214)

Rilievo seconda iscrizione (Angela Militi)

Rilievo seconda iscrizione (Angela Militi)

Trascrizione

((crux)) M(ille) duce(n)ta dece(m) q(ua)t(uor) (et) septena tre<s> / t(em)p(or)a p(ost) genitu(m) sac(ra) d(e) V(ir)gine V(er)bum / co(n)struit(ur) tect`u´(m) lapidu(m)
s(u)bnixa colu(mnis) u(bi) / V(ir)gini(s) h(aec) aula bissen(is) `e´<t> arte politis /
arcub(us) illustrat Leo Calmi(n)e Barth(olomeus) / h(oc) op(us) eg(re)giu(s) Chr(ist)i
ven(er)abile Templu(m)

Lettura[4]

L’anno mille duecento quattordici e sette volte tre / dopo “la Tempora” del Verbo generato dalla Sacra Vergine / è costruito il tetto di pietre; questa aula della Vergine essendo stata sorretta da dodici colonne / e archi adorni con arte, Leo Calmine Bartolomeo / illustra questa opera egregia, tempio venerabile di Cristo.

Osservazioni testuali

Il testo è composto da sei esametri.
La datazione (12 marzo 1214)[5] è espressa secondo la formula: Mille ducenta decem quatuor, 1214[6]; et septena tres, e sette volte tre, che corrisponde a 7×3, ovvero 21 giorni o tre settimane; tempora post, la Tempora[7] dopo; genitum sacra de Virgine Verbum, del Verbo generato dalla Sacra Vergine che corrisponde alla cerimonia del Santo Natale. Pertanto, contando tre settimane dalla Tempora che cadde dopo il 25 dicembre, ovvero la Tempora di Primavera, che nel 1214 ricorse il 19 febbraio[8], si arriva alla data del 12 marzo. Nel Medioevo era consuetudine, nella datazione dei documenti, rifarsi al calendario Ecclesiastico anziché a quello Giuliano, di conseguenza non si menzionavano mesi e giorni ma gli stessi venivano indicati coi nomi dei santi o delle altre feste religiose comprese nel calendario liturgico[9].
La datatio è stata oggetto di numerose interpretazioni. Buscemi (1834) legge 1250 (decem quinque) o 1222 (decem quinque et septena, cioè 10+5+7)[10]. Il duca di Serradifalco (1834) propone 1245 (decem quinque septena, ovvero 10+5×7)[11]. Il reverendo Plumari (1847-9) legge 1217[12]. Vagliasindi Polizzi Paolo (1906) fu il primo a tradurre correttamente l’anno 1214 e tre settimane[13]. De Roberto (1909) ipotizza 1215 (mille ducento decem quinque)[14]. Il professor Di Stefano (1938) data l’iscrizione al 1235, in quanto riteneva erroneamente che al 1214 andava aggiunto 7×3 (septena tre o ter?)[15]. Padre Magro (1946) e don Virzì (1984) concordano con il reverendo Plumari. Scarpignato (2007) legge settembre 1239, in quanto ritiene che: «il termine “TEMPORA” indicava una scansione liturgica trimestrale legata a ciascuna stagione – per cui “TRE[S], [o TRIA], TEMPORA” equivale a nove mesi – e che secondo l’uso cronologico dell’era cristiana basato sullo stile bizantino (usato a Randazzo) l’anno inizia il primo di settembre, anticipando di quattro mesi sul computo moderno, risulterebbe una data nuova: settembre 1239 [da 1210+(4×7)+1], che è la stessa data riferita dall’epigrafe più breve»[16].

Scrittura

L’iscrizione si presenta incisa sui tre lati del manufatto ed occupa tutto lo specchio di corredo; le lettere sono incise con solco irregolare; l’allineamento della scrittura si presenta piuttosto irregolare. Non si osservano tracce di rettrici.
L’altezza delle lettere è variabile, si va dai cm 2,4 della V di genitu(m) (1. 3) ai cm 3,9 della P di op(us) (6. 2); l’interlinea anch’essa variabile, va dai cm 2,6 ai cm 3,5 ca..
Il testo è eseguito in gotica epigrafica con elementi in capitale romanica. La M è in un solo caso capitale (templum, 6. 5), mentre di norma è di forma onciale.

La T è prevalentemente capitale, solo in q(ua)t(uor) e t(em)p(or)a compare nella forma minuscola.

  

La U/V si presenta nella forma capitale, tranne in U(bi), dove compare una forma minuscola.

La scheggiatura che interessa la prima e la seconda riga sul lato sinistro è preesistente all’impiego della lapide come supporto epigrafico.

Due abrasioni si localizzano nella quarta riga, una tra la lettera H di
h(oc) e la lettera A di aula, mentre l’altra in corrispondenza della lettera V di aula.

Due scheggiature interessano la quinta riga, una fa perdere l’estremità della lettera O di Leo mentre l’altra si trova tra la lettera A e la lettera L di Calmi(n)e.

La riaffissione della lapide ha provocato un’abrasione nella parte inferiore destra con parziale perdita della lettera H di h(oc) della sesta riga.

Nel numerale tres il tratto superiore della lettera R non è ben visibile.

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Si rileva che nella terza riga, l’ultima lettera della parola tectu(m) risulta corretta dal lapicida che si sarà accorto dell’errore e ha rimediato subito trasformando la lettera I in una V incidendo un trattino obliquo.

   

Si osserva una E inserita al di sopra del segno simile al 3 arabico di bissen(is) e la lettera A di arte, forse a seguito di una dimenticanza del lapicida in fase di trasposizione del testo su pietra.

   

L’iscrizione non presenta nessi. I segni abbreviativi impiegati sono: il titulus a forma di omega schiacciato per indicare l’omissione delle consonanti nasali (m, n): duce(n)ta,
dece(m), t(em)pora, genitu(m), co(n)struit(ur), tectu(m), lapidu(m), colu(mnis),
Calmi(n)e, Barth(olomeus) e templu(m);



mentre il titulus ondulato è impiegato per segnalare la terminazione –ur in
co(n)struit(ur), sac(ra) e per la terminazione –uor di q(ua)t(uor).

E’ presente anche l’abbreviazione per lettere sovrapposte in V(ir)gini(s), h(oc),
eg(re)giu(s) e al numerale dell’anno della datatio.

Il taglio dell’asta della lettera H è impiegato per il troncamento di Barth(olomeus).

In Virgine e Virginis l’abbreviazione v(ir) e resa con un trattino verticale sovrapposto alla V iniziale, il medesimo segno abbreviativo è presente anche sopra la lettera X per rendere l’abbreviazione di Chr(ist)i.

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La congiunzione et della prima riga è resa con il segno tachigrafico, difficile valutare se vi sia un tratto aggiuntivo che lo rende simile ad una zeta oppure sia una semplice alterazione della superficie.

  

Si osserva l’uso della virgula per la terminazione –us: arcub(us) e op(us), ma anche per abbreviare p(ost), colu(mnis) e h(aec) mentre una virgula di forma tendenzialmente triangolare è apposta alla D onciale per la particella de e sovrapposta alla lettera N per indicare l’assenza di vocale seguita da R in ven(er)abile.


Il segno simile ad un 3 arabico apposto a fianco della lettera N per la terminazione –is in bissen(is).

Nella parola s(u)bnixa, abbreviata per contrazione, il segno abbreviativo è stato dimenticato o tralasciato.

L’iscrizione si apre con il signum crucis e sono presenti distinguenti tra alcune parole aventi forma di punto posto a metà dell’altezza della riga in cui è inserito.

Edizioni

Plumari G., Sunto della Storia di Randazzo città nella Sicilia, che nei primi secoli cristiani fu decorata della Sede Vescovile in più d’una delle sue vetuste Triocle, in «Produzioni accademiche degli Zelanti di Acireale», 1834, ms, BZA, Archivio vol.1 pp. 1181-1272 sala B, p.1234.

Buscemi N., Sopra una lapide della maggior chiesa di Randazzo, in «Biblioteca Sacra ossia Giornale letterario-scientifico-ecclesiastico per la Sicilia», Palermo, 1834, Biblioteca Nazionale di Napoli, PALATINA 28. 0010 1834, vol. II, pp. 274-276.

Plumari G., Storia di Randazzo trattata in seno ad alcuni cenni della Storia generale di Sicilia, voll. I-II, ms. del 1847-9, Biblioteca Comunale di Palermo, Qq G76-77 (Biblioteca Comunale di Randazzo riproduzione in fotocopia), vol. I, Libro III, p. 323.

Di Marzo G., Delle belle arti in Sicilia dai Normanni sino alla fine del sec. XIV, Palermo, 1858, vol. I, Libro III, p. 234.

Mandalari M., Ricordi di Sicilia. Randazzo, seconda edizione, Città di Castello, 1902, p. 194, nota 12.

Vagliasindi Polizzi P., Cenni storici, Chiese, Monumenti, Antichità della Città di Randazzo, Adernò, 1906, Biblioteca Comunale di Randazzo riproduzione in fotocopia, 7.H.146, p. 27.

De Roberto F., Randazzo e la Valle dell’Alcantara, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, 1909, p. 62.

Magro L., Cenni storici della città di Randazzo compilati dal P. Luigi da Randazzo, Cappuccino, divisi in due parti. Prima parte: Randazzo Civile, Seconda parte: Randazzo Sacra, con aggiunta di tre appendici importanti, trascrizione a cura di Sergio Sebastiano Aidala, 1946, BCRa, SL.G.43, Seconda parte: Randazzo Sacra, c. 22, p. 238.

Virzì S. C., Epigrafe della chiesa di Santa Maria, in «Randazzo Notizie», 1, Gravina di Catania, 1982, seconda di copertina.

Virzì S. C., La chiesa di Santa Maria di Randazzo, supplemento a «Randazzo Notizie», 10, Gravina di Catania, 1984, pp. 21, 194.

Leopold W., Architetture del medioevo in Sicilia a Castrogiovanni, Piazza Armerina, Nicosia e Randazzo, traduzione a cura di Leopold A., contributi di Leopold A., Lombardo R., Prescia R., Scarpignato G., Enna, Il Lunario, 2007, pp. 53 nota 101, 146.

Rizzeri S., Le cento chiese di Randazzo. I Conventi e i Monasteri, Catania, 2008, pp.189-190.

Militi A., L’epigrafe della Basilica Minore di Santa Maria in Randazzo, Venezia, 2010, pp. 27-28.

NOTE
[1] La trascrizione del testo epigrafico è dato in minuscolo, utilizzando le maiuscole secondo gli usi comuni e distinguendo tra u e v in base al valore fonetico assunto dal singolo segno. Le lettere fra parentesi acute racchiudono le lettere aggiunte nella trascrizione perché omesse dallo scriptor; con le parentesi tonde ( ) sono state sciolte le abbreviazioni; le doppie parentesi tonde (( )) racchiudono i segni non riproducibili sulla tastiera di un computer. Con apici alti ` ´ si segnalano le aggiunte fatte in antico per rimediare a una dimenticanza o per correggere il testo. Si è inserita una barra obliqua / per segnalare la fine di ogni riga.

[2] Trattino soprascritto.

[3] Fulloni S., L’abbazia dimenticata: la Santissima Trinita sul Gargano tra Normanni e Svevi, Liguori Editore, 2006, p. 68.

[4] La traduzione è a cura del dottor Rosario La Rosa che ringrazio.

[5] Ringrazio la professoressa Flavia De Rubeis, Università Cà Foscari di Venezia, per la sua infinita disponibilità e per la sua preziosa consulenza e la professoressa Francesca Santoni, Università La Sapienza di Roma, per la cortesia mostratami.

[6] In Sicilia era in uso lo Stile bizantino, di conseguenza l’anno iniziava il 1° Settembre, anticipando di quattro mesi sull’anno comune. Cappelli A., Cronologia cronografia e calendario perpetuo, quarta edizione, Edizione Ulrico Hoepli, 1978, p. 3; Valenti F., Il documento Medioevale. Nozioni di diplomatica generale e di cronologia, ristampa anastatica, Modena, Società Tipografica Editrice Modenese – Mucchi, 1977, p. 91.

[7] Le Quattro Tempora sono dei digiuni stabiliti dalla Chiesa per santificare le quattro stagioni dell’anno. Questi digiuni si osservano nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato. Dopo la prima domenica di Quaresima si celebra la Tempora di Primavera (Reminiscere), dopo la Pentecoste si commemora la Tempora d’estate (Trinitatis) dopo l’Esaltazione della S. Croce si celebra la Tempora d’autunno (Crucis) e dopo la festa di Santa Lucia si commemora la Tempora d’Inverno (Luciae). Augé M., L’anno liturgico: storia, teologia e celebrazioni, in «Anàmnesis», vol. 6, Genova, Marietti, 1992, pp. 49, 263-266.

[8] Cappelli A., Cronologia cronografia e calendario perpetuo, op. cit, p. 52.

[9] Ivi, pp. 26-27; Valenti F., Il documento Medioevale, op. cit., p.81.

[10] Buscemi N., Sopra una lapide della maggior chiesa di Randazzo, in «Biblioteca Sacra ossia Giornale letterario-scientifico-ecclesiastico per la Sicilia», Palermo, 1834, Biblioteca Nazionale di Napoli, PALATINA 28. 0010 1834, vol. II, pp. 274-276.

[11] Ivi, p. 275, nota 1.

[12] Plumari G., Storia di Randazzo trattata in seno ad alcuni cenni della Storia generale di Sicilia, voll. I-II, ms. del 1847-9, Biblioteca Comunale di Palermo, Qq G76-77 (Biblioteca Comunale di Randazzo riproduzione in fotocopia), vol. I, Libro III, p. 323.

[13] Vagliasindi Polizzi P., Cenni storici, Chiese, Monumenti, Antichità della Città di Randazzo, Adernò, 1906, Biblioteca Comunale di Randazzo riproduzione in fotocopia, 7.H.146, p. 27.

[14] De Roberto F., Randazzo e la Valle dell’Alcantara, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, 1909, p. 62.

[15] Di Stefano G., L’architettura religiosa in Sicilia nel sec. XIII, in «Archivio storico per la Sicilia», vol. IV, Palermo, 1938, p. 77, nota 2.

[16] Leopold W., Architetture del medioevo in Sicilia a Castrogiovanni, Piazza Armerina, Nicosia e Randazzo, traduzione a cura di Leopold A., contributi di Leopold A., Lombardo R., Prescia R., Scarpignato G., Enna, Il Lunario, 2007, p. 53, nota 101.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Militi A., L’epigrafe della Basilica Minore di Santa Maria in Randazzo, Venezia, 2010

Basilica minore di Santa Maria in Randazzo: le due epigrafi commemorativeultima modifica: 2014-02-02T21:02:49+00:00da angela-militi
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2 risposte a Basilica minore di Santa Maria in Randazzo: le due epigrafi commemorative

  1. scanfesca scrive:

    Ho trovato per caso il tuo blog e mi è sembrato molto interessante e accurato. Invidio fra l’altro la tua competenza nel leggere e interpretare le epigrafi… Anche io ne sono curiosissima, anche se con altra comptenza e con un interesse meno colto. Complimenti
    Bruna Stefanini (scanfesca)

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