La chiesa scomparsa di Santo Stefano a Randazzo

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La chiesa di Santo Stefano, di cui non resta oggi più alcuna traccia visibile, era situata lungo l’odierna via Umberto I, anticamente conosciuta come Piazza Soprana, in prossimità del palazzo reale.
Non si conosce con precisione la data di costruzione di questo antichissimo edificio religioso, ma data la somiglianza stilistica con la chiesa di San Vito e quella di Sant’Agata è ascrivibile tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo.
La tradizione ci tramanda che re Pietro III di Aragona (1239-1285)[1], durante il suo soggiorno in Città, vi ascoltasse, con grande devozione, la Santa Messa e che concesse alla stessa una Regia gabella che anticamente riscuoteva sulla misura del tumulo della città di Randazzo, detta “Gabella del tumulo di Santo Stefano”, della quale tuttavia non ci sono documenti in merito[2].
Stando a quanto riportato dal reverendo Plumari, nel 1840 fu acquistata dal barone Diego Vagliasindi, il quale l’adibì a cantina, facendo demolire il piccolo campanile a vela ed il portale della stessa, in ossequio del Real Decreto del 26 gennaio 1825, emanato dal re Francesco I (1777-1830), il quale ordinava la distruzione di tutto ciò che ricordasse essere un edificio sacro se destinato ad uso profano[3].
Un’ulteriore conferma viene dal Sommarione[4] del Catasto provvisorio siciliano del 1852, il quale registra, in Piazza Soprana, una cantina di proprietà del barone don Diego Vagliasindi[5].
Nei primi anni del 900 l’edificio era ancora adibito a tale uso come riferiscono sia il De Roberto: «E chi, vedendo il rosone che sta sulla porta di una cantina, un poco oltre la casa Scala, può credere che questo sia un avanzo della chiesa di San Stefano al secolo XIII una delle prime della città?»[6], che il Leopold: «sulla attuale strada maestra un edificio, che ora serve da cantina e purtroppo non conserva molto dell’architettura originaria»[7]. Resterà cantina fino al 1943 quando i bombardamenti aerei, a cui fu soggetta la Città, colpirono l’edificio, danneggiandolo gravemente, lasciando in piedi soltanto l’abside, che successivamente venne demolita nella ricostruzione post-bellica[8], per favorire la costruzione di una nuova abitazione.

abside chiesa Santo Stefano Figura 1: Randazzo, Chiesa di Santo Stefano, resti dell’abside

Della chiesetta rimangono, altresì, un disegno della sua facciata, fatto eseguire dal reverendo Plumari, prima che la stessa venisse modificata dal barone Vagliasindi e il rilievo architettonico (planimetrico e prospettico) eseguito dal Leopold, che visitò Randazzo durante un suo viaggio di studio in Sicilia tra il 1910 e 1911.

Chiesa S.Stefano Rilievo architettonico chiesa di Santo Stefano
Figura 2: Rilievo della chiesa di Santo Stefano fatto eseguire dal reverendo Plumari, 1840
Figura 3: Rilievo architettonico della chiesa eseguito dal Leopold

Lo stesso annota che la chiesa di Santo Stefano, così come la chiesa di San Vito e quella di Sant’Agata, presentava: «un ambiente principale rettangolare, con soffitto ligneo, è completato da un’abside semicircolare, la cui semicupola diventa sulla sommità un arco a sesto acuto»[9]; ed ancora: «L’unico ornamento della piccola cappella sulla strada maestra è il grazioso rosone primo gotico: quadrilobato, con ornamenti a trifoglio nei pennacchi ed è incorniciato da una ghiera molto ricca a tondini e gusci. L’evidente somiglianza con i piccoli rosoni sui portali laterali della cattedrale di Cosenza che secondo Berteaux fu consacrata il 30 gennaio 1222, fa supporre che anche la finestra di Randazzo sia stata eseguita al tempo dell’imperatore Federico II di Svevia»[10].
La localizzazione della chiesa di Santo Stefano è stata possibile grazie sia alle informazioni in nostro possesso, che confrontando la planimetria realizzata dal Leopold con le mappe catastali della città; ma un contributo decisivo è venuto dalla Mappa Urbana di Randazzo aggiornata al periodo postbellico, che censisce gli edifici crollati o demoliti dopo gli eventi bellici.
Dalla lettura della mappa si rileva che l’unico edificio che risulta demolito, in prossimità del palazzo reale[11], è quello contrassegnato con il numero di particella (o mappale) 435.

mappa x chiesa santo stefanoFigura 4: Mappa Urbana di Randazzo, Particolare del foglio 103B, in blu il palazzo reale e in rosso la demolita chiesa di Santo Stefano   

Questa nuova acquisizione riveste una grande importanza, poiché consente l’esatta identificazione topografica della chiesa di Santo Stefano[12].

NOTE

[1] Fu re di Sicilia con il nome di Pietro I dal 1282 al 1285.
[2] Plumari G., Codice diplomatico della fedelissima e piena città di Randazzo, ms del XIX secolo, Biblioteca Comunale di Palermo, Qq H 116, n. 15, ff. 12v, 13r.
[3] Anno Collezione delle leggi e de’ decreti reali del Regno delle due Sicilie. 1825. Semestre I, Napoli, 1825, decreto n. 35, pp. 49-50.
[4] Registro descrittivo delle proprietà, in cui sono notati i dati relativi al nome del possessore, alla natura, all’ubicazione, alla superficie, alla classe di produttività e alla rendita della proprietà.
[5] Archivio di Stato di Catania, Fondo Catasto provvisorio siciliano, Sommarione di Randazzo, anno 1852, vol. 2229, Sezione A, n. 551, p. 18.
[6] De Roberto F., La Sicilia ignorata: Randazzo, in «Emporium: rivista mensile illustrata d’arte, letteratura, scienze e varietà» vol. 26, n. 153, Bergamo, Istituto Italiano di Arti Grafiche, 1907, p. 215; id., Randazzo e la Valle dell’Alcantara, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, 1909, p. 20.
[7] Leopold W., Architetture del medioevo in Sicilia a Castrogiovanni, Piazza Armerina, Nicosia e Randazzo, traduzione a cura di Leopold A., contributi di Leopold A., Lombardo R., Prescia R., Scarpignato G., Enna, Il Lunario, 2007, p. 153.
[8] Virzì S. C., Randazzo e le sue opere d’arte. Atlante foto-topografico e storico, Randazzo, 1956, vol I, Parte II: Album storico-fotografico, p. 119.
[9] Leopold W., Architetture del medioevo in Sicilia a Castrogiovanni, Piazza Armerina, Nicosia e Randazzo, op. cit., 153.
[10] Ivi, p. 154.
[11] Contrassegnato con il numero di particella (o mappale) 455, ubicato in via Umberto I nn. 224 e 226.
[12] Via Umberto I nn. 223 e 225.

FONTI ARCHIVISTICHE

Archivio di Stato di Catania
Fondo Catasto provvisorio siciliano, Sommarione di Randazzo, anno 1852, vol. 2229.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Anno Collezione delle leggi e de’ decreti reali del Regno delle due Sicilie. 1825. Semestre I, Napoli, 1825.

De Roberto F., La Sicilia ignorata: Randazzo, in «Emporium: rivista mensile illustrata d’arte, letteratura, scienze e varietà» vol. 26, n. 153, Bergamo, Istituto Italiano di Arti Grafiche, 1907.

De Roberto F., Randazzo e la Valle dell’Alcantara, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, 1909.

Leopold W., Architetture del medioevo in Sicilia a Castrogiovanni, Piazza Armerina, Nicosia e Randazzo, traduzione a cura di Leopold A., contributi di Leopold A., Lombardo R., Prescia R., Scarpignato G., Enna, Il Lunario, 2007.

Plumari G., Codice diplomatico della fedelissima e piena città di Randazzo, ms del XIX secolo, Biblioteca Comunale di Palermo, Qq H 116, n. 15.

Plumari G., Storia di Randazzo trattata in seno ad alcuni cenni della Storia generale di Sicilia, 1847-49, voll. I-II, Biblioteca Comunale di Palermo, Qq G76-77, vol II, Rilievo della chiesa di Santo Stefano.

Virzì S. C., Randazzo e le sue opere d’arte. Atlante foto-topografico e storico, Randazzo, 1956, vol I, Parte II: Album storico-fotografico.

FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Figura 1: Randazzo, Chiesa di Santo Stefano, resti dell’abside, immagine tratta da: Virzì S. C., Randazzo e le sue opere d’arte. Atlante foto-topografico e storico, Randazzo, 1956, vol. III, Atlante 2, Chiese minori, fig. 1.

Figura 2: Rilievo della chiesa di Santo Stefano fatto eseguire dal reverendo Plumari, 1840, immagine tratta da: Plumari G., Storia di Randazzo trattata in seno ad alcuni cenni della Storia generale di Sicilia, 1847-49, voll. I-II, Biblioteca Comunale di Palermo, Qq G76-77, vol II, Rilievo della chiesa di Santo Stefano, per gentile concessione della Biblioteca Comunale di Palermo.

Figura 3: Rilievo architettonico della chiesa eseguito dal Leopold, tratti da: Leopold W., Architetture del medioevo in Sicilia a Castrogiovanni, Piazza Armerina, Nicosia e Randazzo, traduzione a cura di Leopold A., contributi di Leopold A., Lombardo R., Prescia R., Scarpignato G., Enna, Il Lunario, 2007, p. 155.

Figura 4: Mappa Urbana di Randazzo, Particolare del foglio 103B, in blu il palazzo reale e in rosso la demolita chiesa di Santo Stefano. Per gentile concessione del dottor Filippo Bertolo che ringrazio immensamente.

La chiesa scomparsa di Santo Stefano a Randazzoultima modifica: 2016-02-13T22:32:51+00:00da angela-militi
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